Himera

HIMERA_NECROPOLIImera era una colonia greca fondata, nel VII secolo a. C. da Calcidesi provenienti da Messina (Zancle originariamente) sulla costa nord dell’isola siciliana sulla foce del fiume che anticamente dava il nome alla città e che oggi si chiama Grande. La dominante di quelle zone, vicine a Solunto e Palermo, era sicuramente punica e la città fece forza della sua posizione strategica per il controllo dei traffici sul Tirreno e all’interno della Sicilia.

Proprio nella piana di Imera si svolse una grande battaglia: nel 480 a. C. ci fu, infatti, la sconfitta dei Cartaginesi ad opera dei Greci. Poco dopo la città venne occupata da Terone, tiranno di Agrigento che nel 476 operò una ripopolazione con nuovi abitanti. Poiché era rimasta fedele a Siracusa venne distrutta nel 409 dai Cartaginesi sotto la guida di Annibale, nipote omonimo del grande condottiero morto nel 480 a. C. Come tributo al suo antenato Annibale fece scannare tremila prigionieri imeresi proprio nel luogo dove egli era stato ucciso.

La città vene abbandonata: la maggior parte della popolazione si spostò verso Thermai (l’odierna Termini Imerese) che ebbe una grande fioritura in età romana insieme alla città di Kephaloedion, l’attuale Cefalù, situata dal versante opposto del territorio che Imera aveva controllato fino a quando era stata in vita.

L’istituto di Archeologia dell’Università di Palermo studia la città da circa trent’anni: si è scoperto che essa occupava la collina affacciata sul mare che porta il nome di Piano di Imera e si estendeva fino alle pendici costiere sottostanti dove sorgeva un borgo che era sicuramente connesso con il porto che si trovava presso la foce del fiume. Presso la località di Buonfornello si trova il grande tempio della Vittoria. Esso venne chiamato così per la credenza, non fondata, che venne fondato per celebrare la vittoria sui Cartaginesi del 480 a. C. Il tempio era scomparso, sostituito da una fattoria del ‘500 e venne riportato alla luce da P. Marconi nel biennio tra il 1928/1929. Esso aveva una pianta di 23*56 metri ed era un periptero dorico che contava 6 colonne sulla fronte e 14 sui lati. La cella prevedeva sia pronao che opistodomo. Gli scavi hanno permesso di recuperare le bellissime grondaie con testa leonina che ora sono conservate presso il Museo di Palermo. Queste grondaie e altri elementi scavati hanno permesso di datare il tempio al 470 o 460 a. C.

Gli scavi hanno portato alla luce inoltre la parte di città che si trova all’estremità settentrionale della collina. Si notano due impianti urbani ben distinti nel tempo: quello più antico, che è probabilmente risalente all’epoca della fondazione e uno più moderno che è databile al V secolo a. C. Esso è la conseguenza di un radicale rifacimento della città che è forse da collegare al ripopolamento di cui abbiamo parlato in precedenza.

Gli edifici sacri vennero mantenuti: anche il tempio di Vittoria, più recente, venne costruito con lo stesso orientamento degli edifici già presenti.

Sulla collina è stata scavata una grande area sacra di pianta trapezoidale: sui lati settentrionale, occidentale e meridionale trovavano posto edifici destinati allo svolgimento di funzioni amministrative del santuario che misuravano all’incirca 8 metri di lunghezza. Il tempio più antico è un rettangolo di metri 6×16 e contiene una cella di forma allungata e un ahimera_museombiente sulla parete di fondo costruito in ciottoli che è databile al VII secolo a. C. Un secolo dopo venne costruito un secondo tempio, che successivamente finì per inglobare il primo. Esso misura 10×30 metri. Aveva una rampa sul lato est che conduceva direttamente ad un altare. L’edificio aveva una ricca decorazione architettonica: questa è la prova di tutta una serie di rifacimenti del tetto dalla costruzione a pochi anni prima della fine della cita di Imera, praticamente al 409 a. C., anno in cui i Cartaginesi distrussero la città.

Un altro tempio si trova più a nord ed è databile al V secolo a. C. Esso ha una pianta rettangolare divisa in due ambienti più piccoli di metri 7×14 ciascuno. Di questo ultimo tempio si è recuperata la decorazione architettonica composta da piccole palme e teste di gorgone. Ancora un altro tempio, della stessa età del secondo, è composto di un solo ambiente di 6,50X13,70 metri. Da qui è stata presa un’iscrizione di dedica per Atena a cui il tempio era destinato.

Altri punti di interesse sono fuori l’area sacra: si tratta di alcuni isolati di abitazione. Essi si affacciano sulla grande strada centrale che si interseca con sedici strade ortogonali, larghe quasi sei metri. Altre strade più piccole dividevano ulteriormente gli isolati in quartieri di circa 16X16 metri di grandezza. Ognuno di essi era occupato da un abitazione con cortile centrale.

Si sono conservate anche parte delle mura di fortificazione del VI secolo a. C. costruite con grandi massi poligonali disposti a doppia cortina.